AFGHANISTAN – DELIBERA DEL CONSIGLIO DELL’ORDINE DI FIRENZE E COMUNICATO DEL COMITATO NAZIONALE ITALIANO U.I.A.

COMUNICATO UIA – COMITATO NAZIONALE ITALIANO DEL 24.08.2021 (LINK)

L’avvocatura all’Onu e ai governi: «Non lasciate morire gli afghani»

Ribadendo il ruolo centrale dei legali nella difesa dello Stato di diritto e delle libertà è necessario scendere in campo per le donne e le minoranze alla mercè dei talebani

PUBBLICHIAMO L’APPELLO DEL COMITATO NAZIONALE ITALIANO DELL’UIA ( UNION INTERNATIONALE DES AVOCATS)

Il Comitato nazionale italiano dell’Uia ( Union internationale des avocats), lancia un accorato appello ai governi, alle istituzioni globali e alla comunità internazionale tutta, affinché i civili afghani non vengano abbandonati nelle mani dei talebani e del fanatismo tirannico. Ecco un ampio passaggio del testo: «È funzione costante ed inderogabile degli avvocati attivarsi per garantire il rispetto e la tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali universalmente riconosciuti ed affermati dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948 ( con il voto favorevole anche dello stesso Afghanistan), e dai successivi Patti internazionali dei diritti civili e politici del 1966, che includono il riconoscimento della libertà ed uguaglianza di tutti gli esseri umani in dignità e diritti.

Senza distinzione alcuna per ragione di razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o di altro genere, il diritto di ogni individuo alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona, il diritto ad un’effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge, il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione, il diritto alla libertà di opinione e di espressione, il divieto di matrimoni coatti, il diritto al lavoro ed all’istruzione, il divieto di essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato, il diritto di ogni individuo in posizione di piena uguaglianza ad essere giudicato da un tribunale competente, indipendente e imparziale al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri nonché della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta; ed inoltre dalla Dichiarazione dell’Onu sugli Obiettivi del Millennio del settembre 2000 ( che ribadiscono l’impegno di opporsi alla discriminazione delle donne) e dai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che impegnano gli Stati Membri, tra l’altro, a “raggiungere la parità di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze” ( Obiettivo 5). E a “promuovere società pacifiche e inclusive per lo sviluppo sostenibile, fornire l’accesso alla giustizia per tutti e costruire istituzioni efficaci, responsabili e inclusive ( Obiettivo 16).

Siamo profondamente preoccupati per la gravità della situazione in Afghanistan, per la sorte dei civili, in particolare le donne, i minori e le minoranze che si vedono concretamente minacciati di perdere la vita, la libertà ed i diritti fondamentali e che si vedono negare la richiesta di lasciare il paese e di chiedere asilo politico. Per le notizie relative alla formazione di liste di donne nubili da consegnare per soddisfare combattenti, e liste di donne ‘ emancipate’, che hanno “osato” studiare e lavorare, da punire e perseguitare, oltre a misure varie di interdizione e divieti, lesive di diritti civili, nei confronti delle donne e di chi non si assoggetti a valori e costumi imposti forzatamente. Per la sorte delle avvocate e delle magistrate, e in particolare dell’avvocata Latifa Sharifi di Hawca, storica associazione femminile afghana, specializzata e impegnata nella difesa dei diritti delle donne fin dal 2009 e che ha assistito donne vittime di violenza domestica nelle procedure di divorzio e per questo ha subito intimidazioni e minacce, la quale si è vista respingere all’aeroporto di Kabul, dove si era recata domenica 15 agosto col marito ed i figli nel tentativo di rifugiarsi all’estero.

Le intimidazioni e le gravissime minacce di morte subite negli anni l’hanno costretta ad abbandonare la propria abitazione e a vivere in clandestinità ( come segnalato nell’appello in suo favore pubblicato sul Corriere della Sera del 19 agosto scorso e ripreso da Il Dubbio di venerdì 20 agosto con articolo a firma dell’Avv. Francesco Caia, coordinatore della Commissione diritti umani del CNF).

È necessario partecipare alla mobilitazione in atto nella società civile internazionale per non abbandonare a loro stessi civili inermi e che le donne e le ragazze afghane e tutto il popolo afghano abbiano il diritto di vivere in sicurezza e dignità e che occorra opporsi in ogni sede ad ogni forma di discriminazione Rivolgiamo il nostro appello al Presidente del Consiglio europeo, al Presidente della Commissione , all’Alto Commissario per la politica estera, al Presidente del Parlamento europeo, ai Presidenti, ai Capi di Governo ed ai Ministri degli Esteri dei Governi di tutto il mondo ed in particolare dei Governi del G20, questi ultimi convocati da ieri a Santa Margherita Ligure per la riunione straordinaria sull’empowerment femminile perché si impegnino con immediatezzanella creazione di corridoi umanitari internazionali in Afghanistan per tutti i cittadini afghani, in particolare le donne, minori e le minoranze che siano concretamente minacciate di perdere la vita, la libertà e i diritti fondamentali e che fanno richiesta di lasciare il paese. Perché utilizzino tutti i mezzi a loro disposizione, il popolo afghano sia messo in condizione di sviluppare una società giusta ed inclusiva, governata in base ai princìpi dello “Stato di diritto” in cui tutte le persone, istituzioni ed entità, pubbliche e private, compreso lo Stato, sono responsabili di leggi che promulgate pubblicamente, ugualmente applicate e giudicate in modo indipendente. Assicurando che nessun individuo possa essere arbitrariamente arrestato , detenuto o esiliato , e che venga garantito alle donne il diritto ad una Giustizia competente, indipendente e imparziale, che sanzioni efficacemente le violenze domestiche e i matrimoni coatti. Perché intervengano in favore dell’avvocata Latifa Sharifi affinché lasci l’Afghanistan, unitamente alla sua famiglia, e di richiedere asilo politico e di altre cittadine e cittadini afghani i cui diritti fondamentali siano stati violati Il Comitato nazionale dell’UIA Union Internationale des Avocats attiverà e si metterà a disposizione per iniziative umanitarie in condivisione con le associazioni che operano e sono impegnate per la salvaguardia dei diritti delle categorie a rischio e che non hanno abbandonato il Paese ( tra le quali Emergency, la Croce Rossa, l’UNHCR), anche in sinergia con altre organizzazioni di avvocati ed Ordini nazionali e il Consiglio Nazionale Forense, per assicurare sostegno alle avvocate ed agli avvocati afghani ed alle studentesse e agli studenti di discipline giuridiche che chiedono di lasciare il loro paese».

Condividi

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Google Plus
  • Email
Stampa questo articolo Stampa questo articolo